Un viaggio che parte da una domanda: “Quali linguaggi hanno condiviso gli architetti dei due lati del confine durante il Novecento, nonostante le barriere politiche e ideologiche?”.
La mostra “Le affinità di confine. Architetture tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia”, curata da Luka Skansi e Paolo Nicoloso e con le fotografie realizzate da Roberto Conte e Miran Kambič, offre come risposta a questo interrogativo una prospettiva inedita sul patrimonio costruito di due territori vicini, uniti da una storia stratificata e da una sensibilità estetica comune.
L’esposizione propone un confronto diretto attraverso il metodo del dittico. Accostando coppie di opere architettoniche, edifici pubblici, parchi, monumenti e complessi residenziali, la mostra rivela connessioni inaspettate, divergenze e contaminazioni che hanno segnato il paesaggio urbano, quello friulano e sloveno, dal primo dopoguerra agli anni Novanta. In altre parole, rivela come il “confine” non possa e non debba esser concepito solo come linea di separazione, bensì anche e soprattutto come spazio di creazione e di affinità.